Di quando si andava al Luneur, ci si ubriacava col sake, si schivava un unto spogliarellista e si ammirava la mimosa al di là della finestra – NabikiBLòB! Skip to main content

Di quando si andava al Luneur, ci si ubriacava col sake, si schivava un unto spogliarellista e si ammirava la mimosa al di là della finestra

Proprio adesso, durante il tragitto a piedi lavoro-casa, riflettevo, anzi ricordavo.

8 Marzo 1996

L’8 Marzo alle superiori significava una cosa sola: sega a scuola e Luneur.

Solo chi è nato negli anni 80 a Roma può saperlo, non che le scuole chiudessero, semplicemente non si entrava.

E si andava al Luna Park, di mattina, va a capire perché.

Ricordo montagne di gente ammassata, ragazzini, zaini invicta in fila per il tagadà.

Maschi con sacchi neri pieni di mimosa, che distribuivano ramoscelli a tutte le ragazze e ci provavano con tutte, indistintamente.

Children di Robert Miles suonata più o meno in tutte le giostre, gente che pomiciava, gente che ballava.

E tra la gente che pomiciava c’era il mio ex con la sua nuova fiamma.

Cuore spezzato affogato nel sundae al caramello e un pacchetto di marlboro light comprato in cinque.

Numeri di telefono scritti sulle mille lire, perché sì dai, la vita continua…ma poi quelle mille lire le ho spese, cancellando il numero di tale Diego con la faccia buona e i brufoli sul mento.

Rientro a casa alle tre del pomeriggio, sul treno meglio conosciuto come “caffettiera” e “Stupid girl” dei Garbage nel walkmen con le pile mezze scariche.

Bello.

 

8 Marzo 2000

Cena delle donne di famiglia dal cinese, tradizione protratta per circa tre anni.

Ristorante soprannominato “ER TRISTEZZA” poiché all’epoca, unico cinese in zona, silenzioso e dalle mura spoglie, dove il chiasso lo faceva la gente, i bonsai messi fuori erano pisciati dai gatti,  il riscaldamento era una stufa a gas.

Mamma, zia, cugine e solo perché amante della cucina cinese, mio fratello più piccolo.

Ogni volta finiva col sake: io e mia cugina giochiamo a versarlo nei minuscoli bicchierini, facendo la voce delle bimbe che giocano alle signore.

Realizzo per la prima volta che non sono solo io la scema di casa, siamo almeno in due.

Tenero.

 

8 Marzo 2003

Il mio ragazzo mi porta a ballare a Perugia.

Ci sono i Centocelle nightmare, unti d’olio. Vorrei essere ovunque, in qualunque altro posto.

Ma sono con i suoi amici, stiamo insieme da poco, mi pare brutto fare la guastafeste.

Un tizio consiglia un drink, lo chiama la FALCIFINARA.

Non ricordo cosa ci sia dentro, ne ho bevuti due.

Arrivo a casa alle 4 di mattina in tempo per vomitare.

Triste.

 

8 Marzo 2017

Torno a casa dopo aver camminato. Scrivo un post sull’8 Marzo, senza dire che “non è una festa”, “non va festeggiata”, “la festa delle donne è ogni giorno” e broccolamenti vari.

Solo ricordi legati ad una data.

Il sole tramonta, stasera non farò un bel niente, anche perché domattina me devo sveglià alle cinque e mezzo.

E con la coda dell’occhio vedo la mimosa al di là della finestra, scosto la tenda e la fotografo.

Così mi ricorderò anche di questo giorno.

E quanto è bella la mimosa…Credo di essere l’unica persona al mondo che la ama così tanto.

Un abbraccio a tutte le donne, oggi, domani, sempre.

Nabiki

 

 

 

 

 

 

 

avatar

Nabiki

Amo le cose che non interessano a nessuno, guardo tanta tv ma con un occhio solo, bevo latte e menta, dormo cinque ore a notte, ho quattro carlini in meno di Marina Ripa di Meana.

3 thoughts to “Di quando si andava al Luneur, ci si ubriacava col sake, si schivava un unto spogliarellista e si ammirava la mimosa al di là della finestra”

I commenti sono stati chiusi.