La nostra forza è il gratis (Cosa resterà di questi anni 80) – NabikiBLòB! Skip to main content

La nostra forza è il gratis (Cosa resterà di questi anni 80)

Se c’è una cosa positiva dell’esser tornata single a questa età è quella di poter decidere anche al’ultimo momento cosa fare e accettare un invito al volo, senza stare a discutere su “quanto ci vuole, no, non mi piace, che palle non facciamo mai niente, vacci da sola a me nun me va”.

In realtà avevo ricevuto il link da diverse chat di wazzappe, più che altro per farsi due risate… Viterbo apre il nuovissimo punto vendita di una famosa catena di arredamento, quella che non è svedese e che ha come slogan “la nostra forza è il prezzo”.

Questa inaugurazione di prestigio prevede tre giorni di festa: panini e palloni da calcio regalati, giri su giostre e gonfiabili per i bambini, sabato sera concerto di Raf nel parcheggio, aperto a tutti, gratuito.

Alle 18.30 stavo per mettermi in pigiama quando mi scrive l’amica con cui ho già assisitito a concertoni del calibro di Scialpi e Masini per fare filotto e andar a vedere il buon Riefoli.

Inutile dire che ho spento la zuppa del casale e posticipato l’idea di guardarmi “se mi lasci ti cancello”, ho i capelli verdi e tanto vale sfoggiarli “di là da fiume” invece che omaggiarli piagnucolando davanti a Clementine che non ricorda un cappero di Joel.

Raf è un idolo degli anni 80, non per niente ne ha scritto l’inno, ci saranno un sacco di coetanei (penso da povera illusa), nel 2015 a Sanremo non era proprio ben messo, potrei assistere al suo ultimo concerto…sì, lo pensavo anche nel 2006 dei Rolling Stones e nel 2011 di Axl Rose, ma probabilmente sto sbagliando esempio.

Insomma mi premeva l’idea dei cinquecento punti di trashume, non per Raf che comunque è un artista di tutto rispetto, più per il contesto: concerto gratuito in una tre giorni di festa in mezzo a divani di cartone e tavoli di legnaccio tarmato.

Di fatti non mi sbagliavo…una fiumana di gente in pellegrinaggio.

Abbiam parcheggiato a due chilometri di distanza, camminato in mezzo all’imbocco della superstrada e nel mentre mi dicevo “ma che so’ tutti sti vekki?” ciancicando chewing gum.

Età media: sessant’anni, orario previsto per l’inizio del concertone 20.30.

Vedo gente immobile, passeggini, bambini in coma in braccio a genitori stressati, palloni, tantissimi palloni da calcio e una fastidiosa insegna con lo slogan “la nostra forza è il prezzo” che illumina il piazzale e ci fa apparire tutti come piccole Barabare D’Urso.

Davanti a noi quattro personaggi in cerca d’autore: marito scoglionato, moglie gioiosa come un termosifone, uomo strabico e lagnoso, donna che guai a passarle davanti o dietro.

Stretti come sardine perché di fianco ci sono cinque ragazzini seduti in terra ognuno col proprio smarfon a giocare a caramelle sfrante…ai miei tempi ai concerti si rullavano le canne e forse era più salutare.

Ma non siamo al primo maggio, fa un freddo boia e per fortuna la mia amica mi ha prestato un giacchetto…ci sono piumini di decathlon, porca paletta l’estate è finita, le canzoni di Raf mi faranno piangere pensando alla gioventù e siam circondate da vecchi e bambini.

Esce il presentatore, che sospetto sia il direttore della baracca, esordisce con un CIAO VITERBOOOH a cui un coro mormorante risponde “cià”.

Si mette a ringraziare gli addetti ai lavori, si scusa per il ritardo dell’artista e promette che presto ci saranno due ore di concerto.

Il pubblico invece di esultare protesta all’idea di dover rimanere in piedi altre due ore.

Il marito scoglionato grida “a Raffe ma chi caxxo sei? è mezz’ora che aspettamo”, la donna che guai a passarle davanti o dietro sentenzia: “due ore sono troppe”

e pensare che nel volantino ne erano promesse TRE!

Che ce siete venuti affà?

ah già, è gratis e al gratis non ci rinunci nemmeno se te fa schifo.

Io e la mia amica avvistiamo una coppia di coetanei che sembra ci stiano salutando…ah no, salutano qualcun’altro.

Fanno cenno a qualcuno di raggiungerli ma dietro di loro c’è la donna che guai a passarle davanti, il ragazzo allora si addentra tra la folla a recuperar qualcuno, la donna si gira e minaccia “lo sai vero che adesso non potrai più tornare indietro dalla tua ragazza!”

ma bastardaaaah!

lo strabico ha un occhio chiuso, gioiosa come un termosifone sta consolando il marito sempre più scoglionato al pensiero di essere lì.

Finalmente viene spenta l’insegna e diventiamo tutti brutti come Barabare D’Urso al naturale.

Il coetaneo ci passa in mezzo tenendo per mano un altro coetaneo che visto da dietro sembra anche carino, con la speranza di superare la stronza e tornare dalla bionda fidanzata.

Carino (da dietro) e pure altissimo, perfetto: adesso che il concerto comincia non vediamo una cippalippa!

 

Credo abbiam perso la testa

o soltanto perso di vista le cose più vere

nel mare in tempesta

e forse non basta.

 

Si apre il concerto e appare il Riefoli, devo dire in forma e ne son contenta…per circa tre minuti. Tristezza numero uno quando porge il microfono al pubblico per far cantare il ritornello del battito animale e nessuno canta, nessuno si muove, son tutti morti.

Raf accenna un saluto a Viterbo, timidamente chiede “avete freddo?”, una signora dietro di noi risponde “viè a prenne in braccio mi fijo che te scalli!” tristezza numero due.

Manco a farlo apposta io e la mia amica ci scambiamo un’occhiata di sconforto mentre partono le note di “Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è”.

Una signora dietro di noi prova a muoversi e ci trapassa con la busta della spesa piena di panini regalati.

I ragazzini nemmeno ci provano a staccare gli occhi da candy crush, vorrei davvero godermi il pur bravo Raf, ma mi spara sei sette canzoni degli ultimi dischi che non conosco quasi per niente.

E daje! famme “ti pretendo”, famme “self control“, famme “interminatamente” che ne so… invece si mette al pianoforte e mi fa il medley di “cosa resterà” e  “gente di mare” (di cui canta solo la sua parte: tristezza numero tre), “non è mai un errore” per fortuna non riesco ad ascoltarla bene, si alza una fila di smarfon, Raf ormai lo vedo solo attraverso gli schermi altrui.

Una famiglia munita di passeggino e bambino stremato sul collo del padre decide di andarsene, si crea prima il panico, poi il buco…

io e la mia amica riusciamo ad avanzare verso gli unici tre coetanei della folla…finalmente sto di fianco al tipo, lo guardo e mi accorgo che di faccia è brutto come il debito, inoltre sbadiglia con gli occhi mezzi chiusi, sembra Bocelli quando canta.

Mi parte il  “self control” e finalmente solo io e la mia amica ci muoviamo un po’, tento di fare un video ma Bocelli è infastidito dalla luce del mio telefono, pure acido!

(se vai ad un concerto che non ti interessa, per sbadigliare, lamentarti e broccolare l’amica che sta col tuo amico rimani a casa che fai prima! che oltretutto sei alto un metro e novanta e mi impedisci la visuale!!!!1111!!!)

Su “ti pretendo” i quattro dell’oca selvaggia se ne tornano a casa, finalmente il marito potrà sbraitare contro la moglie termosifone in santa pace.

I ragazzini si sollevano dalle batterie scariche, la signora sgancia dalla busta della spesa i suoi panini con la porchetta, Bocelli si scompone in un applauso annoiato, il poro Raf non ha fatto la fine di Mango per fortuna, se fosse accaduto nessuno se ne sarebbe accorto.

Grazie al cielo non ha fatto “stai con me” perché sennò mi mettevo a piangere pensando al mio primo ammore però che cavolo, “inevitabile follia”, “infinito” e “Oggi un Dio non ho” poteva pure buttarle nel mucchio prima che ci incamminassimo verso il parcheggio di corsa per la paura lo avessero chiuso.

Ricordiamolo così, ai tempi d’oro:

 

 

Due parole sul “ritorno all’elettropop”  e soprattutto alla DANCE di Riefoli in cui c’è aria di revival le spenderei pure e sono più che positive: energia, semplicità e musica leggera senza troppe pretese… peccato che intorno, tutto intorno, ciò che resta degli anni 80 è questo:

gente in fila per un pallone, per pane e porchetta, gente che cammina in mezzo alla strada per assistere ad un concerto di cui non gli importa…che ce frega, tanto è gratis!

Guadagnati 500 punti trash  e tristezza a pallettoni

grazie dei fiori

la vostra

Nabiki :*

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Nabiki

Amo le cose che non interessano a nessuno, guardo tanta tv ma con un occhio solo, bevo latte e menta, dormo cinque ore a notte, ho quattro carlini in meno di Marina Ripa di Meana.

7 thoughts to “La nostra forza è il gratis (Cosa resterà di questi anni 80)”

  1. Hai proprio ragione! Che tristezza lagggente che se fionda sulle cose solo perché sono gratis…
    Mi spiace per Raf e per la sua credibilità

  2. Oddio mi sono immaginata la scena di raf che gira il microfono verso il pubblico e nessuno canta, ma che tristezza :((
    Un bacio Nabiki!!!

  3. Nabikiiiii! Ma come in piedi? Era Porco Mondo Con Demenza, mica inauguravano una serra vivaio! Ora, non dico i divani angolari a 6 sedute, 2 penisole e arcipelaghi annessi, non dico le superpoltronissime motorizzate in ecoepidermide di Ivana Spugna, ma almeno quattro sgabelli, ‘na sdraio e qualche puff… Per me dovevate saccheggiare i magazzini e magari ci scappava anche uno spazioso divano contenitore con dentro le misere spoglie di qualche artigiano della qualità. Il cosiddetto divano-lutto… :-p

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